{"id":230922,"date":"2026-01-28T17:57:45","date_gmt":"2026-01-28T16:57:45","guid":{"rendered":"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/?p=230922"},"modified":"2026-01-28T18:03:31","modified_gmt":"2026-01-28T17:03:31","slug":"chi-sono-i-curdi-il-popolo-senza-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/it\/chi-sono-i-curdi-il-popolo-senza-stato\/","title":{"rendered":"I curdi: il popolo dimenticato"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Dall&#8217;esperimento democratico del Rojava alle nuove offensive del 2026: Luigi Mariani racconta sei anni di Siria tra resistenza e speranze tradite. Un&#8217;analisi profonda sul popolo dei curdi, che non ha amici &#8220;se non le montagne&#8221;<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;inizio del 2026 ci restituisce l&#8217;immagine di un Paese in cui le lancette della <a href=\"https:\/\/www.proterrasancta.org\/it\/news\/la-siria-oggi-cosa-sta-succedendo-come-si-e-arrivati-a-tanto\">storia<\/a> sembrano essere tornate pericolosamente indietro, su scenari che si sperava fossero ormai superati. Se <a href=\"https:\/\/www.proterrasancta.org\/it\/news\/siria-e-damasco-un-anno-dopo-la-caduta-di-assad\">la caduta di Assad<\/a> aveva fatto ipotizzare una transizione politica, oggi la realt\u00e0 dei fatti apre a un nuovo capitolo di sofferenza per i civili. In Siria, purtroppo, <a href=\"https:\/\/www.proterrasancta.org\/it\/news\/siria-ad-aleppo-la-guerra-non-si-ferma\">la guerra non si ferma,<\/a> cambia volto e protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo intervistato <strong>Luigi Mariani<\/strong>, operatore umanitario che ha vissuto per 6 anni nel Paese, per raccogliere una testimonianza diretta su questa terra; sospesa tra il sogno dell&#8217;autonomia e l&#8217;incubo di nuovi conflitti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"724\" src=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436-1000x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-230924\" srcset=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436-1000x724.jpg 1000w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436-400x290.jpg 400w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436-240x174.jpg 240w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436-768x556.jpg 768w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_4436.jpg 1179w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Emergenza Aleppo, Gennaio 2026<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-oltre-il-conflitto-l-esperimento-del-confederalismo-democratico\"><strong>Oltre il conflitto: l\u2019esperimento del confederalismo democratico<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Hai vissuto e lavorato in Siria per anni. Al di l\u00e0 dei titoli dei giornali e della narrazione mediatica, che terra hai conosciuto davvero? Che tipo di Siria emerge dalla tua esperienza diretta sul campo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho vissuto e lavorato per sei anni nell\u2019area controllata dai curdi, nota tradizionalmente come \u201cRojava\u201d e denominata \u201cAmministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell&#8217;Est\u201d (DAANES), a seguito delle conquiste ottenute dalle forze locali sul campo dal 2012 e dell\u2019estensione del controllo ai territori sottratti allo Stato Islamico. Gi\u00e0 dal nome si pu\u00f2 intuire lo spirito libertario e inclusivo che ha sempre animato il cosiddetto \u201cconfederalismo democratico\u201d, un modello politico-sociale non statale fondato su alcuni concetti base come democrazia diretta, ecologia, femminismo e auto-organizzazione. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un progetto di pace e convivenza unico nel suo genere<\/strong>, aperto a tutte le etnie e culture del territorio, e che io ho avuto il privilegio di poter toccare con mano. Un esperimento non di facile applicazione n\u00e9 esente da difetti, ma innovativo, moderno, e con tanti punti di contatto con l\u2019occidente. Osteggiato in parte per motivi ideologici, oltre che per questioni di equilibri politici o dispute territoriali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nella tua esperienza e in quella delle persone a te care, cosa significava e cosa significa oggi essere curdi in Siria?&nbsp; C\u2019\u00e8 un episodio che, pi\u00f9 di altri, ti \u00e8 rimasto impresso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Credo che <strong>essere curdi in Siria<\/strong> (ma anche in Turchia, Iraq e Iran, e ovunque si trovino), <strong>significhi innanzitutto essere e sentirsi liberi, ma sempre pronti alla battaglia.<\/strong> Per come l\u2019ho conosciuto io, il popolo curdo \u00e8 gioioso e accogliente; il valore della resistenza \u00e8 stato inciso nel suo DNA dalle circostanze storiche e da un lungo passato di oppressione e ingiustizia. Perch\u00e9 in fondo quello che i curdi vorrebbero \u00e8 soltanto vivere in pace. Non avendo mai potuto ottenere uno stato proprio, sono sempre stati costretti a lottare per la sopravvivenza e per affermare i propri diritti: a oggi, solo il cosiddetto Kurdistan iracheno gode di una relativa indipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in Siria, dopo gli accadimenti degli ultimi anni, c\u2019era la speranza che i curdi potessero ritagliarsi uno spazio di autonomia; oggi appare tuttavia evidente che la comunit\u00e0 internazionale ha finito per fare affidamento sulle forze curde soprattutto in chiave anti-ISIS.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Di momenti difficili ce ne sono stati tanti<\/strong>, durante la mia permanenza in NES, ma ricordo in particolare un episodio significativo. Era il 2018, e ci trovavamo con alcuni colleghi in un ristorante di Qamishli per festeggiare una riccorenza. Proprio in quelle ore, la Turchia aveva avviato l\u2019operazione \u201c<em>Ramoscello d&#8217;Ulivo<\/em>\u201d, con l\u2019intento di conquistare Afrin, e notizie drammatiche giungevano dal fronte. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atmosfera era pesante, ma i nostri colleghi si sforzavano di mascherare la tensione. A un certo punto intonammo tutti insieme \u201cBella ciao\u201d, che in Rojava rappresenta un canto di ribellione e liberazione, senza particolari connotazioni politiche. Da quel giorno in avanti l\u2019avrei sentita risuonare molte altre volte, in diverse occasioni, anche nella sua versione in lingua curda.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-radici-e-resistenza-l-identita-del-popolo-del-kurdistan\"><strong>Radici e resistenza: l&#8217;identit\u00e0 del popolo del kurdistan<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9, secondo te, molti curdi scelgono di restare e non fuggire, nonostante le offensive turche da nord e la pressione di Damasco da sud? Cosa rappresenta questa terra per chi decide di difenderla a costo della vita?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come accennato, in generale i curdi hanno un forte senso identitario, che in Siria nemmeno decine di anni di repressione hanno potuto cancellare. Figurarsi ora che hanno potuto accarezzare il sogno di un\u2019indipendenza da sempre cercata. Queste sono le loro terre, le stesse che per centinaia di anni poeti, musicisti e artisti hanno declamato, cantato, rappresentato. Il tanbur, tipico strumento a corde locale, per un curdo \u00e8 un simbolo di appartenenza potente, al pari di un\u2019arma. <\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora quando, nel 2019, durante l\u2019operazione militare avviata dalla Turchia e denominata &#8220;<em>Sorgente di Pace<\/em>&#8220;, il personale internazionale delle ONG fu costretto a evacuare nel vicino Kurdistan iracheno. <strong>Furono giorni drammatici e di grande incertezza, perch\u00e9 non sapevamo se saremmo mai tornati,<\/strong> <strong>n\u00e9 quale destino attendesse i nostri colleghi<\/strong>. In quell\u2019occasione, sentii diversi di loro affermare di essere pronti a imbracciare le armi per difendere la loro terra e i loro cari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un anno fa cadeva la dinastia Assad dopo mezzo secolo di potere assoluto. In base anche alla tua esperienza come operatore umanitario, come veniva vissuta e repressa l&#8217;identit\u00e0 curda durante quel regime?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Essendo arrivato nel 2017 in Rojava, quando i curdi stavano gi\u00e0 consolidando la loro presenza militare nel nord-est della Siria, non ho potuto fare esperienza diretta della repressione messa in atto per decenni dal regime di Assad, ma ne ho sentito parlare spesso da chi l\u2019ha vissuta in prima persona. Gi\u00e0 dagli anni Sessanta e settanta del secolo scorso, infatti,<strong> il governo baathista aveva portato avanti una strategia sistematica di \u201carabizzazione forzata\u201d dei territori del nord<\/strong>, trasformando di fatto la demografia di alcune zone attraverso la deportazione di famiglie curde, la confisca delle loro propriet\u00e0 e la creazione di insediamenti arabi, al fine di creare la cosiddetta \u201ccintura araba\u201d al confine con la Turchia. <\/p>\n\n\n\n<p>A migliaia di curdi fu inoltre negata la cittadinanza siriana e l&#8217;uso della lingua era vietato nelle scuole, nei documenti ufficiali e persino nella denominazione di villaggi e luoghi; nonostante tutto, la cultura di questo popolo \u00e8 sopravvissuta anche qui, grazie soprattutto al forte senso identitario tramandato di famiglia in famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come veniva percepito al-Shaara dalle comunit\u00e0 curde? C\u2019\u00e8 mai stata la speranza che ne riconoscesse l&#8217;autonomia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Penso che all\u2019inizio ci sia stata una certa commistione di sentimenti a riguardo. Da un lato, la passata militanza in Al Nusra del presidente non poteva che creare diffidenza fra i curdi, dal momento che per anni lo avevano combattuto sul campo. Dall\u2019altra, il collasso improvviso del regime di Assad ha aperto nuovi, possibili scenari di integrazione dei curdi nella \u201cnuova Siria\u201d, ed era forse maturata la convinzione di poter mantenere almeno in parte l\u2019autonomia conquistata a cos\u00ec caro prezzo, durante gli anni di conflitto. Tanto pi\u00f9 che Al Sharaa, indossate la giacca e la cravatta, sembrava aver acquisito una certa credibilit\u00e0, anche e soprattutto a livello internazionale. <\/p>\n\n\n\n<p>Le stesse autorit\u00e0 curde hanno voluto dare fin dall\u2019inizio un segnale di disponibilit\u00e0 al dialogo e all\u2019integrazione, facendo innalzare, ad esempio, la nuova bandiera siriana su tutti gli edifici pubblici. <strong>Ma ben presto \u00e8 arrivata la prima delusione:<\/strong> la nuova assemblea costituente, infatti, ha confermato la denominazione ufficiale \u201cRepubblica Araba Siriana\u201d, con buona pace di tutte le minoranze etniche del paese, curdi inclusi. Diversi incontri, lunghe negoziazioni e un accordo siglato a marzo 2025 (e mai implementato) hanno fatto da premessa agli eventi dell\u2019ultimo mese: gli scontri che hanno coinvolto le forze governative nei quartieri curdi di Aleppo, Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, lo scorso dicembre, e la violenza che ne \u00e8 seguita, hanno aperto una nuova, delicata fase nella disputa fra curdi e governo ad interim. E si pu\u00f2 ben immaginare che la fiducia dei curdi oggi risulti fortemente compromessa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"750\" src=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-1000x750.jpg\" alt=\"Siria Aleppo\" class=\"wp-image-230929\" srcset=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-1000x750.jpg 1000w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-400x300.jpg 400w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-240x180.jpg 240w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-768x576.jpg 768w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/IMG_20260108_131113-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I nostri volontari che si preparano alla consegna dei pasti caldi per gli sfollati<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-l-assedio-ai-curdi-l-avanzata-di-damasco-e-la-crisi-umanitaria\"><strong>L&#8217;assedio ai curdi: l&#8217;avanzata di Damasco e la crisi umanitaria<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Tra dicembre e gennaio l&#8217;escalation \u00e8 stata fulminea: dalla caduta di Raqqa all&#8217;attacco diretto alle regioni autonome del Rojava, che resistevano da 14 anni. Come si \u00e8 arrivati a questo punto in cos\u00ec pochi mesi e qual \u00e8 la situazione umanitaria reale sul campo dopo gli ultimi bombardamenti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la resa di Aleppo, alle SDF era stato chiesto di ritirarsi a est dell\u2019Eufrate. In breve, per\u00f2, l\u2019offensiva dell\u2019esercito siriano si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 decisa, spingendosi ben oltre l\u2019obiettivo dichiarato e arrivando a occupare in breve tempo diversi centri strategici, tra cui Raqqa, ex capitale dello Stato Islamico. Tutte zone a maggioranza araba che non era forse grande interesse dei curdi difendere o mantenere, tanto che da alcune di esse si sono ritirati volontariamente, sulla base di accordi e tregue fragili, spesso non rispettate. <\/p>\n\n\n\n<p>Ad agevolare l\u2019avanzata sul campo \u2013 oltre al sostanziale immobilismo delle forze di coalizione a guida americana \u2013 sono state alcune trib\u00f9 arabe locali, che hanno progressivamente modificato il proprio posizionamento, aprendo di fatto la strada alle truppe governative. <strong>Un detto ricorrente riassume, con amarezza, questo senso di isolamento: \u201c<em>I curdi non hanno amici, ma solo le montagne<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avanzata al momento si \u00e8 arrestata alle porte di Hassakeh (citt\u00e0 a maggioranza araba, ma con una significativa presenza curda), per espressa richiesta degli americani; in citt\u00e0 si trova infatti la prigione di Sinaa, che ospita circa 5.000 miliziani dell\u2019ISIS, e pare che ci sia un accordo per trasferirli in Iraq. Al momento c\u2019\u00e8 quindi in corso un fragile cessate il fuoco, che pare funzionale a garantire questa operazione, dopodich\u00e9 nessuno sa cosa succeder\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, gli scontri hanno provocato una nuova crisi umanitaria. <strong>Dal 22 gennaio, oltre 15.000 sfollati sono stati costretti a fuggire a nord di Hassakeh<\/strong>, per la maggior parte intorno alle citt\u00e0 di Qamishli e Al-Malikeyyeh: i bisogni pi\u00f9 urgenti riguardano alloggi d\u2019emergenza e beni per l\u2019inverno, assistenza alimentare o in contanti, servizi medici mobili e interventi igienico-sanitari per prevenire epidemie. <strong>\u00c8 richiesto anche un supporto psicosociale a tutela dei pi\u00f9 vulnerabili, ovvero donne e bambini, considerando che molte famiglie sono state sfollate anche quattro o cinque volte negli ultimi anni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un dramma nel dramma si sta consumando a Kobane, oggi nuovamente sotto assedio. Anche l\u00ec hanno trovato rifugio diverse migliaia di sfollati, ma nell\u2019area sono stati interrotti gli approvvigionamenti di acqua ed elettricit\u00e0; una tempesta di neve ha aggravato ulteriormente la situazione e la popolazione \u00e8 costretta a sciogliere il ghiaccio per bere. Cinque bambini sono gi\u00e0 morti a causa delle rigide temperature invernali. <strong>Un corridoio umanitario \u00e8 stato aperto per l\u2019invio di aiuti<\/strong>, con l\u2019autorizzazione del governo, ma con la battaglia che si profila all\u2019orizzonte le prospettive non sono buone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo tutto quello che \u00e8 successo, secondo te, c&#8217;\u00e8 ancora spazio per un compromesso che salvi l&#8217;autonomia curda?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, a prevalere in Mazloum Abdi, comandante generale delle SDF preposto alla negoziazione con il governo ad interim, \u00e8 probabilmente la volont\u00e0 di risparmiare al suo popolo un bagno di sangue, pure nella consapevolezza che qualsiasi accordo rischia di ritorcerglisi contro. Per questo ha lanciato un appello a una mobilitazione generale a tutti i curdi della Siria e dei paesi limitrofi, e la risposta \u00e8 stata imponente. In ogni caso, considerato che la prospettiva \u00e8 entrare a far parte \u2013 dal punto di vista istituzionale \u2013 dello stato siriano, <strong>la priorit\u00e0 delle autorit\u00e0 curde dovrebbe essere quella di mettere in sicurezza i civili e garantire che non si ripetano i massacri gi\u00e0 visti purtroppo in altre zone del paese. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sotto questo profilo, l\u2019autonomia non sembra essere pi\u00f9 un\u2019opzione. Certo, a leggere il preambolo del contratto sociale con cui \u00e8 stato istituito il DAANES, viene una certa amarezza, e si fa forte la sensazione di un sogno di pace e libert\u00e0 ormai svanito: <em>\u201cNoi, figlie e figli della Siria nordorientale \u2013 curdi, arabi, assiri siriaci, turcomanni, armeni, circassi, ceceni, musulmani, cristiani e yazidi \u2013 nella consapevolezza e nella convinzione del dovere su di noi che viene dai martiri, in risposta alle richieste dei nostri popoli di vivere in modo dignitoso ed in risposta ai grandi sacrifici compiuti dai siriani, ci siamo riuniti per stabilire un sistema democratico nella Siria nordorientale, <strong>per formare una base per la costruzione di una Siria futura, senza tendenze razziste, discriminazioni, esclusioni o emarginazione di alcuna identit\u00e0.<\/strong>\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"background-color:transparent\" class=\"wp-block-proterrasancta-form-donate\"><div class=\"container px-0\"><div id=\"form-donate-root\" class=\"form-donate-root\" data-card-color=\"white\" data-lng=\"it\" data-icon1=\"domicilio-grigio\" data-icon2=\"pane-grigio\" data-icon3=\"pasto-caldo-grigio\" data-ask1=\"30\" data-ask2=\"60\" data-ask3=\"120\" data-ask1-text=\"dona pasti a domicilio agli anziani, orfanotrofi e alle persone con disabilit\u00e0\" data-ask2-text=\"dona per preparare pi\u00f9 di 600kg di pane al giorno per la citt\u00e0 di Aleppo\" data-ask3-text=\"dona per l'acquisto di beni alimentare per poter cucinare 1200 pasti al giorno\" data-campaign-tag=\"26-EM-EMERGENZAALEPPO-26402\" data-paypal-key=\"AXlo5BqnfFZyW1uZxx5gkgYegrUCI86f7Q65TIABhmOq4Kt5JEb1zM1NdRUKDtV0obCFXmhjIC1tXxQ8\" data-stripe-key=\"pk_live_51HoUXjJhU1LmKSdSbkxGlrACRcf4LTv1RqqzDcqKytqJzbs1tzvrgsw5sRp5USAUGdCg8fHwNbTtvWCTlUno6gSB00fvqTKLzg\" data-env=\"prod\" data-thank-you-url=\"\" data-form-type=\"standard\" data-form-shape=\"form\" data-text-button=\"Dona Ora\" data-text-drawer1=\"Dona un pasto caldo alle famiglie di Aleppo!\" data-text-drawer2=\"Grazie per il tuo aiuto\" data-text-image-url=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/PHOTO-2022-06-11-12-03-35.jpg\" data-text-image-url-mobile=\"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/PHOTO-2022-06-11-12-03-35.jpg\"><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;esperimento democratico del Rojava alle nuove offensive del 2026: Luigi Mariani racconta sei anni di Siria tra resistenza e speranze tradite. 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