{"id":218177,"date":"2024-06-07T10:52:45","date_gmt":"2024-06-07T08:52:45","guid":{"rendered":"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/?p=218177"},"modified":"2024-06-07T11:12:19","modified_gmt":"2024-06-07T09:12:19","slug":"lontane-da-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/preprod.proterrasancta.org\/it\/lontane-da-gaza\/","title":{"rendered":"Lontane da Gaza"},"content":{"rendered":"\n<p>La stanza risuona di voci: arabo e inglese si mescolano nei sorrisi e nelle parole cordiali che si riservano alle presentazioni con quelle persone <strong>che si ha davvero voglia di conoscere<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo a Betlemme, nell\u2019ufficio di Pro Terra Sancta dove le donne della citt\u00e0 imparano a cucire e a ricamare grazie a un corso di formazione online tenuto da Maha, ragazza di Gaza rimasta bloccata in Egitto dopo lo scoppio della guerra. <strong>Maha si \u00e8 reinventata cos\u00ec<\/strong>, trasformando la sua attivit\u00e0 di artigiana in un corso erogabile digitalmente, capace cos\u00ec di annullare le distanze e le barriere della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Maha non \u00e8 l\u2019unica cittadina di Gaza costretta a un esilio non voluto: tra le donne che siedono in questa stanza ce ne sono <strong>tre che vengono da Gaza<\/strong>, e che ora <strong>non possono pi\u00f9 farvi ritorno<\/strong>. Sul loro capo i veli colorati le avvolgono con pudore, incorniciano i volti segnati dal dolore e dalla forza necessaria a rimanere salde.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/betwomen-e-donne-di-gaza-1000x563.jpg\" alt=\"Le donne di Betlemme, insieme a quelle di Gaza, durante il corso di cucito.\" class=\"wp-image-217656\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Le donne di Betlemme, insieme a quelle di Gaza, durante il corso di cucito.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abSiamo arrivate a Betlemme prima dello scoppio della guerra,\u00bb racconta Najiya, \u00abe ora non possiamo pi\u00f9 tornare\u00bb. Najiya ha ventiquattro anni e una figlia di un anno di nome Hana, affetta da gravi problemi cardiaci. <strong>\u00c8 per Hana che Najiya<\/strong> \u00e8 qui: \u00abA Gaza non ci sono le strutture adatte a garantire a mia figlia le cure necessarie. Inizialmente siamo andate al Tel Hashomer Hospital di Tel Aviv, dove mia figlia si \u00e8 sottoposta a un\u2019operazione a cuore aperto, e dove le hanno impiantato una batteria cardiaca per aiutare il suo cuore a sopravvivere\u00bb. Lo sguardo di Hana \u00e8 limpido, il suo sorriso ha in s\u00e9 l\u2019innocenza di tutti i bambini mentre la madre la tiene tra le braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche mio figlio Omar \u00e8 stato operato al cuore,\u00bb interviene Fawziyya, \u00abperch\u00e9 \u00e8 nato con solo met\u00e0 cuore funzionante\u00bb. Tutte e tre le donne hanno <strong>una storia in comune<\/strong>: un figlio malato, la necessit\u00e0 di curarlo, i viaggi da un ospedale all\u2019altro, e poi l\u2019impossibilit\u00e0 di tornare: \u00abSiamo passate anche noi per il Tel Hashomer per curare l\u2019infezione all\u2019occhio di mia figlia Nour, ma non riuscivano a trovare le giuste medicine. Nour ha solo sei anni e mezzo\u00bb, sospira Dima. \u00abSiamo state trasferite poi ad Ashdod, e poi qui, a Betlemme, dove siamo costrette a rimanere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe uscissimo da Betlemme per tornare nella nostra citt\u00e0, dovremmo accettare di non poter pi\u00f9 lasciare Gaza, di non poter pi\u00f9 tornare qui\u00bb. Najiya, Fawziyya e Dima si guardano con un\u2019intesa che solo la <strong>condivisione di un dolore comune<\/strong> pu\u00f2 dare, una <strong>comprensione che prescinde dalla verbalizzazione<\/strong>. \u00abNon possiamo permettercelo: i nostri figli hanno bisogno di cure, non possiamo rischiare di non tornare a Betlemme. Dobbiamo aspettare che ci diano i permessi\u00bb \u2013 \u00abIl che significa aspettare che la guerra finisca\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Najiya e Dima vorrebbero tornare a Gaza: \u00ab<strong>Ho perso quasi tutto<\/strong>: la mia casa \u00e8 andata distrutta, mio fratello \u00e8 morto in questa guerra; per\u00f2 \u00e8 l\u00ec casa mia, \u00e8 quella la mia terra\u00bb. Najiya rimane in silenzio, le sue parole rimangono sospese; poi Dima prende la parola: \u00abIo tornerei a Gaza subito, anche se mi dessero il permesso mentre la guerra \u00e8 ancora in corso, perch\u00e9 <strong>ho i miei figli l\u00ec<\/strong>\u00bb. Fa una pausa, negli occhi ha lo strazio di una madre che sa di non poter fare altrimenti: \u00abMa non posso farlo: condannerei Nour ad una morte certa. \u00c8 dura, molto dura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Fawziyya tace, mentre le altre raccontano il loro desiderio di tornare: il suo sguardo \u00e8 profondo e quasi ferisce, se si posa su di te. Poi ci spiega che \u00ab<strong>Io no, non tornerei indietro<\/strong>. Non ho pi\u00f9 niente a Gaza: la mia casa \u00e8 distrutta, mio marito \u00e8 morto da dieci anni; e questa guerra mi ha portato via i anche miei figli. Ne avevo cinque: ne sono morti quattro, sotto le bombe e gli attacchi armati. <strong>Mi resta solo Omar<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo dato dei nomi di fantasia a queste donne coraggiose, per tutelare la loro sicurezza; Fawziyya l\u2019abbiamo chiamata come Fawziyya Al-Sindi, <strong>poetessa araba <\/strong>del Bahrein, i cui versi emanano la stessa <strong>dolorosa fermezza<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#346a85\"><em>Per chi \u00e8 l&#8217;azzurro di questo abito<br>che ha le vertigini come il fondo del mare<br>su quale ti abbandoni rapidamente?<br>\u00c8 senza esitare<br>che indossi quel che assomiglia al sangue qualora lui dovesse<br>morire<br>non sai che si tratta di inchiostro sprecato?<br>[\u2026]<br>Per chi, per chi combatti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto che mi manca Gaza! \u00c8 casa mia. <strong>Perdendo Gaza ho perso la mia casa<\/strong>, non ho pi\u00f9 alcun Paese, alcuna patria. Inizialmente sarei dovuta tornare, \u00e8 stata la guerra a bloccare ogni strada. Adesso devo occuparmi solo della salute di Omar.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Anche al piccolo Omar manca Gaza, ma \u00abha paura di tornarci\u00bb. Quando le chiediamo che cosa lo spaventi, se siano le immagini che vede in televisione o le notizie che sente, Fawziyya sospira: \u00abNon ha paura delle immagini che vede nelle notizie, ma di ci\u00f2 che ha visto e conosciuto. Omar <strong>ha perso i suoi fratelli, in questa guerra: \u00e8 questo che lo spaventa<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl bisogno pi\u00f9 grande ora \u00e8 <strong>la pace<\/strong>, per tutte le persone e per tutti i popoli; e, poi, la salute di Omar\u00bb. \u00c8 questo che chiede Fawziyya a Dio: \u00abHo paura di perdere Omar, \u00e8 il mio ultimo figlio, tutto ci\u00f2 che mi rimane. Io non temo per me,\u00bb sottolinea senza pi\u00f9 cercare di trattenere le lacrime, \u00abma ho paura per Omar, per la sua malattia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la donna ci sono due quadri, appoggiati sulla superficie di un mobile: sono dipinti direttamente su due tavole di legno, dai bordi irregolari. Rappresentano due volti di donne che ti guardano fisso: sono sguardi di <strong>accusa<\/strong>? O di <strong>richiesta<\/strong>? Forse desiderano essere viste come loro ti guardano, non essere ignorate come persone lontane a cui accadono eventi terribili che per\u00f2, in fondo, riguardano sempre qualcun altro. Forse soffrono, come soffre Fawziyya: i suoi occhi sono pieni di dolore, il dolore di una donna che <strong>ha perso tutto<\/strong>. Tutto, tranne la fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 i suoi occhi <strong>non accusano nessuno<\/strong>; forse sono le donne dipinte ad accusare noi e la nostra indifferenza, forse ci chiedono solo di stare ad ascoltarle, di non lasciar cadere nel vuoto le lacrime di una madre e le sue parole di fiducia nei confronti di un Dio che continua a farle sentire la sua stretta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.proterrasancta.org\/wp-content\/uploads\/awatef-mamma-di-naim-2-1000x634.jpg\" alt=\"Fawziyya col suo sguardo profondo, e dietro le donne dipinte.\" class=\"wp-image-217661\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fawziyya col suo sguardo profondo, e dietro le donne dipinte.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le tre donne di Gaza, infatti, si aggrappano alla loro incrollabile fede, e in essa sembrano trovare un\u2019isola di quiete: \u00abCi\u00f2 che \u00e8 scritto per te accade, e ci\u00f2 che ti accade \u00e8 scritto per te. <strong>Tutto fa la volont\u00e0 di Dio<\/strong>\u00bb, spiega Dima. \u00abI nostri familiari che non ci sono pi\u00f9 ora sono in Paradiso, e io prego sempre affinch\u00e9 lo siano\u00bb. \u00abNon so perch\u00e9 stia accadendo ci\u00f2 che stiamo vivendo ora,\u00bb continua Najiya, \u00abma spero che un giorno sar\u00e0 chiaro come tutto sia servito per una ragione: per la liberazione della Palestina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVi ringraziamo tanto per questa attenzione che ci dedicate, per l\u2019interesse verso di noi e la nostra storia: ci fa sentire viste, sostenute, <strong>non abbandonate<\/strong>\u00bb. Fawziyya d\u00e0 persino il suo consenso ad essere fotografata, perch\u00e9 \u00abRaccontare la nostra storia significa, in qualche modo, farci giustizia, far sentire finalmente la nostra voce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare Dima si mostra grata per la possibilit\u00e0 di ricevere <strong>supporto psicologico<\/strong> per s\u00e9 e per la sua bambina: \u00abAdesso anche per le persone a Gaza la cosa pi\u00f9 importante sarebbe avere accesso ad un aiuto psicologico: i genitori non sanno pi\u00f9 prendersi cura dei loro figli, a causa dell\u2019ansia di non riuscire a nutrirli e ad essere per loro un porto sicuro. Possiamo sopravvivere senza cibo, ma non senza il supporto e il sostegno di coloro che amiamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto ai bisogni primari, quindi, per s\u00e9 e per chi \u00e8 rimasto a Gaza la <strong>vicinanza psicologica e affettiva<\/strong> e la <strong>fede<\/strong> rimangono i capisaldi per mantenere viva la speranza: \u00abPrego per la serenit\u00e0 mentale e spirituale mia e di mia figlia\u00bb, racconta Najiya, \u00abnon ho bisogno di altro. I miei bisogni si sono ridotti molto in questa situazione, non ho abbastanza soldi per pagare tutte le spese mediche o per assicurarmi una casa anche il mese che verr\u00e0. Prego per la pace e per le persone di Gaza, che Dio continui a star loro vicino, e prego che chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 si trovi in Paradiso, ora, accanto a Lui\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre donne di Gaza si trovano bloccate a Betlemme con i loro figli gravemente malati, senza possibilit\u00e0 di tornare a casa dalle loro famiglie. Abbiamo parlato con loro, per conoscere le loro storie.<\/p>\n","protected":false},"author":108,"featured_media":218180,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[9752,4],"tags":[],"campaign_code":[],"class_list":["post-218177","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-evidenza","category-news"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v17.7 (Yoast SEO v19.14) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Da Gaza a Betlemme, senza poter tornare | Pro Terra Sancta<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Tre donne di Gaza si trovano bloccate a Betlemme con i loro figli gravemente malati, senza possibilit\u00e0 di tornare a casa dalle loro famiglie.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, 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