Il Vaticano d’Egitto
Torna “Un altro Medio Oriente”: un racconto da El Minya, in Egitto, dove la fede dei cristiani sfida oggi la povertà e l’esodo dei giovani.
Una fede millenaria tra Nilo e deserto
La strada verso l’Alto Egitto che parte dal Cairo taglia campi e villaggi sperduti: una striscia verde stretta tra il Nilo e la sabbia del deserto. El Minya vive su questa frattura: il governatorato corre lungo il fiume e, appena fuori dalla pianura coltivata, diventa terra arida. La capitale, Minya, dista circa 250 chilometri dalla capitale.
Qui la presenza cristiana è tra le più alte del Paese: secondo il Dipartimento di Stato USA, Minya è il governatorato con la quota più elevata, circa il 50% della popolazione. In questo contesto Abu Qurqas, sulla riva occidentale del Nilo, è chiamata il “Vaticano d’Egitto”, riflesso di un tessuto sociale in cui la vita cristiana è una realtà radicata e ben visibile.
Proprio di fronte, sulla sponda orientale, le falesie di Beni Hasan con le tombe del Medio Regno continuano a testimoniare una storia ricca di millenni.
Padre Michael e l’Egitto “madre del mondo”
Qui incontriamo padre Michael — “Mike” per tutti — che tra un piatto di riso e una zuppa ci racconta una storia di ferite: “All’inizio i cristiani venivano qua per fuggire dalle persecuzioni, cercando luoghi meno esposti per vivere tranquilli”.
La gente si spostava, si radicava dove il deserto offriva riparo, trasformando il monachesimo nell’infrastruttura portante della comunità. Mike ha studiato a Roma, al Collegio Urbano, ma è tornato nella sua terra con una convinzione precisa: “L’Egitto è la madre del mondo”, dice, rifiutando l’idea di un Alto Egitto relegato a semplice periferia.
In queste terre, la vita cristiana tiene insieme il passato dei padri del deserto con la resistenza quotidiana del presente, pieno di fatiche e difficoltà (non solo economiche, ma anche sociali).
Aiutare chi sceglie di restare
Nella sua parrocchia, che segue circa 150 famiglie, la fede diventa anche un aiutarsi a vicenda. E nella piccola comunità sono in molti ad aver bisogno di aiuto. “Nelle nostre chiese tanti poveri chiedono supporto”. Chiedono medicine – “Medicine”, ripete secco – chiedono visite, interventi, urgenze che arrivano senza preavviso. Poi c’è la scuola, perché senza quaderni i bambini restano indietro.
Ma la richiesta più difficile da esaudire è quella meno visibile: la speranza che un figlio non debba per forza partire, che si possa scegliere di restare.
L’aiuto arriva come può, soprattutto durante le feste: a Natale e Pasqua il “pacco alimentare” da almeno 500 lire egiziane (circa 10€) diventa fondamentale per una rete di amicizia che prova a non lasciare indietro nessuno e a rispondere a chiunque bussi con una richiesta urgente.
L’esodo dei giovani in Egitto
Un ostacolo imprevisto alla tenuta sociale è il matrimonio, che qui rappresenta il vero accesso alla vita adulta. La tradizione impone una ripartizione delle spese diventata insostenibile: il marito deve fornire parte dell’abitazione, la sposa la camera da letto, la cucina, i tappeti. In un’economia di sussistenza, queste regole si trasformano in un muro.
Le parrocchie provano a reggere l’urto con progetti locali e casse comuni, perché quando il denaro manca, il matrimonio smette di essere una festa e diventa un diritto negato.
Il problema maggiore, però, resta l’emigrazione. “Tutti i ragazzi sono fuori”, spiega Mike elencando le mete: Grecia, Cipro, Golfo, Stati Uniti. In Egitto rimangono spesso solo donne, bambini e anziani. È uno svuotamento lento che logora il tessuto sociale: meno lavoro, meno matrimoni, meno futuro. Anche la vita ecclesiale subisce questa sottrazione continua, trasformandosi nel racconto di una comunità che, mentre cerca di restare, vede i propri giovani partire.
Il futuro della fede
Il “Vaticano d’Egitto”, però, non è solo assistenza, ma una vita di fede che va avanti. La vecchia chiesa di Santa Maria è stata abbattuta perché stava crollando. Ora la comunità ha un nuovo edificio, ma il vecchio spazio non è stato abbandonato: diventerà un centro di servizi, un luogo per ritrovarsi e studiare.
E anche se sono tanti i cristiani che sognano di partire, il Vaticano d’Egitto continua a stupire per la vivacità della comunità e la ricchezza di una comunione che guarda al futuro. Con una speranza che non è solo ottimismo. E’ lo sguardo amorevole che abbraccia e non ti abbando.