Il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la storia tra chiusure e restauri

Giulia Camuffo2 Aprile 2026

Fino al 135 d.C. rimase esattamente dov’era. Poi l’imperatore Adriano rase al suolo Gerusalemme. Da allora molto è successo.

Santo Sepolcro: Duemila anni di Storia

Pochi luoghi al mondo portano con sé il peso di tanti secoli quanto la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Fino al 135 d.C. il sito rimase pressoché intatto: la tomba scavata nella roccia era ancora riconoscibile, anche se la città era già sotto il dominio romano dopo la presa di Gerusalemme nel 70 d.C. Ma fu l’imperatore Adriano a cambiare tutto: rase al suolo Gerusalemme, ne vietò la presenza ebraica e la ricostruì come colonia romana con il nome di Aelia Capitolina.

Attorno al sepolcro di Gesù, Adriano fece erigere templi pagani – soprattutto a Giove e a Venere – ricoprendo il luogo per cancellarne la memoria. Per quasi due secoli la tomba restò nascosta sotto edifici pagani, ma la tradizione cristiana continuò a indicare quel punto come il Santo Sepolcro.

La svolta arrivò nel 325 d.C., quando l’imperatore Costantino il Grande ordinò la demolizione dei templi e la costruzione della prima grande basilica cristiana sul sito. La decisione fu influenzata anche dal viaggio a Gerusalemme di sua madre, Elena, che – secondo la tradizione – identificò il luogo della crocifissione e della sepoltura di Gesù e promosse la sua valorizzazione come spazio di culto.

Da allora, devastata e ricostruita, incendiata e ogni volta rinata, questa chiesa è insieme il monumento più venerato del cristianesimo e uno dei cantieri più longevi della storia dell’architettura. Comprendere la storia del Santo Sepolcro, infatti, significa riavvolgere il nastro su duemila anni di storia.

La storia del Santo Sepolcro è segnata da numerosi momenti in cui le sue porte si chiusero; per violenza, necessità tecnica o per protesta. Ogni chiusura racconta un pezzo diverso di storia, tra cui la difficile convivenza fra i popoli, la fatica della restaurazione e la sua complessa gestione.

Un viaggio in 3D sulla storia del Santo Sepolcro

2026: la chiusura senza precedenti

A fine febbraio 2026, le autorità israeliane hanno chiuso la Basilica del Santo Sepolcro al pubblico, citando ragioni di sicurezza legate all’escalation del conflitto regionale tra Israele e Iran. La decisione si inserisce in un blocco più ampio che ha interessato tutti i principali luoghi santi della Città Vecchia di Gerusalemme, comprese la Moschea di Al-Aqsa e il Muro del Pianto.

Nel comunicato ufficiale della Custodia di Terra Santa si legge:

La comunità dei frati francescani presente al Santo Sepolcro non ha mai cessato, né di giorno né di notte, di svolgere le celebrazioni previste, i riti, le processioni quotidiane e le preghiere liturgiche secondo quanto stabilito dallo Status Quo. Anche in questi giorni, pur essendo l’accesso alla Basilica impedito ai fedeli per motivi di sicurezza, la preghiera continua ininterrottamente nei Luoghi Santi.

È una chiusura senza precedenti nella storia recente: la basilica aveva attraversato secoli di distruzioni, guerre e crisi, rimanendo sempre, in qualche forma, accessibile ai fedeli.

Pellegrini al Santo Sepolcro

Il Santo Sepolcro tra distruzioni e restauri

614: L’incendio persiano.

La prima grande devastazione avvenne nel 614 quando le truppe del re Persiano Cosroe II conquistarono Gerusalemme. La città venne riconquistata dall’imperatore bizantino Eraclio I nel 630 e i lavori di restauro presero avvio.

1009: La distruzione di al-Hakim.

Uno dei momenti più drammatici nella storia del Santo Sepolcro avviene nel 1009, quando il califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah ordinò la distruzione completa della basilica (insieme a tutte le chiese di Palestina, Egitto e Siria. I muri vennero abbattuti, l’Edicola demolita fino alle fondamenta. La ricostruzione però già nel 1014 – grazie all’iniziativa della madre del califfo e venne completata nel 1048 sotto l’imperatore Costantino IX Monomaco, grazie ai finanziamenti dell’Impero Bizantino.

1099: I crociati arrivano al Santo Sepolcro.

L’assedio di Gerusalemme fu il momento culminante della prima crociata. Sotto la guida di Goffredo di Buglione e Raimondo IV di Tolosa, i crociati riuscirono a conquistare la città e a impadronirsi dei luoghi sacri della religione cristiana. Fu un momento di fede e di sangue insieme: l’esercito dei crociati si riversò per le strade di Gerusalemme massacrando la popolazione. i vincitori marciarono in processione verso la chiesa del Santo Sepolcro in segno di ringraziamento. Meno di un secolo più tardi Saladino avrebbe posto fine al sogno di una Gerusalemme cristiana.

1187: Saladino e la chiusura.

Nel 1187 Saladino, sultano d’Egitto e Siria, conquistò Gerusalemme e murò le porte laterali della basilica. Non fu una chiusura definitiva, ma una misura di controllo: i cristiani potevano ancora accedere, ma dovevano pagare una tassa. Per assicurarsi che nessuno entrasse senza pagare, Saladino affidò le chiavi a due famiglie musulmane locali -i Nusseibeh e i Joudeh – che da allora, per oltre ottocento anni, si tramandano di generazione in generazione questo compito.

Le chiusure dell’Edicola per restauro.

L’edicola, il piccolo mausoleo che racchiude la tomba di Cristo al centro della rotonda, è stata chiusa fisicamente, per permettere i lavori di restauro, tre volte dal 1500 ad oggi.

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La prima chiusura avvenne nel 1555, quando i frati francescani intervennero edificando una nuova Edicola. Fu in quell’occasione che, sollevate le lastre di alabastro, i frati videro la pietra originaria della tomba. Per proteggerla dall’usura, Bonifacio da Ragusa la sigillò sotto una lastra di marmo, che sarebbe rimasta al suo posto fino al 2016.

La seconda chiusura per restauro fu nel 1809, dopo il devastante incendio del 1808 che aveva distrutto quasi completamente la basilica, provocando il crollo della cupola e la distruzione delle decorazioni esterne dell’edicola. L’interno rimase miracolosamente intatto – le decorazioni in marmo volute da Bonifacio da Ragusa nel 1555 erano ancora lì – ma la struttura esterna dovette essere completamente rifatta dall’architetto greco Komninos di Mitilene, in stile barocco turco.

La terza chiusura avvenne nel 2016, dopo duecento anni, per i restauri affidati all’Università di Atene. In quell’occasione, per la prima volta in secoli, la lastra di marmo che copriva la tomba venne spostata: sotto di essa, gli esperti trovarono quella seconda lastra più antica, risalente al periodo di Costantino.

2018: La serrata per protesta.

Nel febbraio 2018, le tre comunità che gestiscono la basilica – greco-ortodossi, francescani e armeni – decisero insieme di chiudere le porte per protesta contro una proposta del governo israeliano di tassare le proprietà della Chiesa a Gerusalemme. Fu una chiusura breve ma simbolica: per la prima volta nella storia moderna, le comunità cristiane agirono all’unisono, sospendendo l’accesso ad un luogo sacro in segno di resistenza.